Popolazione Stati Uniti d’America

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Popolazione Stati Uniti d’America 2017-03-16T15:46:30+00:00

La popolazione degli Stati Uniti è il risultato di un processo immigratorio imponente, il più grandioso della storia dell’uomo, avvenuto nel giro di un paio di secoli. Nella seconda metà del Settecento vi erano negli Stati Uniti soltanto 3,9 milioni di abitanti, divenuti 23,2 alla metà del secolo successivo. A partire da quella data le ondate immigratorie si fecero via via più massicce, sino a raggiungere cifre di 9-10 milioni di persone nel corso di appena un decennio, come è accaduto nei primi del Novecento.

Oggi la popolazione, etnicamente composita come in nessun altro paese al mondo, ma dominata culturalmente dall’elemento anglosassone, è di 293.027.570 abitanti (2004). La sua distribuzione è molto ineguale. La parte più popolosa è la sezione orientale, dove si registrano densità medie superiori ai 150 abitanti per km² (la densità media dell’intero paese è di appena 32 unità per km²), che si elevano alquanto nella regione occupata dalla cosiddetta megalopoli atlantica, la corona di grandi città che si estendono tra Washington, DC e Boston.

La popolazione degli Stati Uniti è però caratterizzata, oggi come agli inizi del popolamento europeo, da una grande mobilità: negli anni Ottanta e Novanta, ad esempio, si sono avuti massicci spostamenti dagli stati del Nord-Est e del Centro-Nord verso gli stati del Sud e dell’Ovest, accompagnati da una sempre crescente diversificazione per quanto concerne la composizione etnica, la lingua e la religione. Durante il decennio 1980-1990 si è verificato un incremento di 22.164.068 unità che, nella misura di circa il 54%, ha interessato gli stati di California, Nevada, Texas e Florida, dovuto sia a spostamenti interni sia al maggior incremento naturale della popolazione di questi stati, dove sono presenti forti comunità di origine ispanica.

Composizione etnica

La popolazione degli Stati Uniti ha una composizione etnica estremamente diversificata e tutt’altro che stabilizzata. Così, ad esempio, se il totale della popolazione è cresciuto del 9,8% tra il 1980 e il 1990, pari cioè a un incremento medio di poco inferiore all’1%, la popolazione degli afroamericani è aumentata del 14,2%, dai 26,7 milioni del 1980 ai 30,5 milioni del 1990. Le persone di origine ispanica sono passate da 14,6 milioni a 22,4 milioni fra il 1980 e il 1990, con un incremento pari al 53%. La popolazione dei nativi americani, praticamente decimati nelle terre migliori e più appetite dagli europei, è oggi di appena 2.475.956 persone, compresi gli inuit (eschimesi) e gli aleuti, che corrisponde allo 0,9% della popolazione totale. Il censimento del 1990 dava pari a 7,5 milioni il numero degli abitanti provenienti dalle isole dell’Asia e del Pacifico.

Sempre secondo il censimento del 1990, il gruppo maggiore (circa 58 milioni di americani) è di discendenza germanica, mentre 38,7 milioni hanno origini irlandesi e 32,7 milioni origini inglesi. Cospicuo è anche il numero degli abitanti di origine italiana e slava. La maggioranza bianca, durante gli anni Settanta-Novanta, si è ridotta percentualmente sia per l’immigrazione proveniente dall’Asia, dall’America latina e da altre aree, sia per i tassi di crescita più elevati fra la popolazione di colore. Nel 1990 i bianchi costituivano circa l’80% della popolazione statunitense, i neri il 12,3%, gli amerindi lo 0,8% e gli abitanti provenienti dalle isole dell’Asia e del Pacifico il 3%.

Distribuzione geografica

Negli anni Novanta le tendenze nella distribuzione geografica della popolazione statunitense continuavano a essere diversificate: la crescita demografica delle zone a Sud e a Ovest avveniva a spese degli stati delle regioni centrali del Nord e del Nord-Est. I non bianchi e gli ispano-americani tendono a rimanere concentrati nelle medesime zone geografiche. Nel 1990, ad esempio, i neri costituivano più di un quinto della popolazione di sette stati, tutti nel Sud: Mississippi, South Carolina, Louisiana, Georgia, Alabama, Maryland e North Carolina. Circa il 46% dei nativi americani viveva nell’Ovest e quasi tutti gli inuit e gli aleuti risiedevano in Alaska. Quasi la metà dei 7,3 milioni di abitanti provenienti dalle isole dell’Asia e del Pacifico erano in California e alle Hawaii, mentre il 65% dei 22,4 milioni di ispano-americani viveva in California, Texas, New York e Florida. I dati del censimento del 1980 mostravano nel precedente decennio un incremento della popolazione urbana di appena lo 0,1% dal 1970 al 1980, l’aumento decennale più esiguo in tutta la storia del paese.

Divisioni amministrative e città principali

Gli Stati Uniti d’America sono costituiti da 50 stati e da un Distretto federale, il District of Columbia; gli stati sono: Alabama, Alaska, Arizona, Arkansas, California, Colorado, Connecticut, Delaware, Florida, Georgia, Hawaii, Idaho, Illinois, Indiana, Iowa, Kansas, Kentucky, Louisiana, Maine, Maryland, Massachusetts, Michigan, Minnesota, Mississippi, Missouri, Montana, Nebraska, Nevada, New Hampshire, New Jersey, New Mexico, New York, North Carolina, North Dakota, Ohio, Oklahoma, Oregon, Pennsylvania, Rhode Island, South Carolina, South Dakota, Tennessee, Texas, Utah, Vermont, Virginia, Washington, West Virginia, Wisconsin, Wyoming.

Le città principali sono, per importanza di funzioni e numero di abitanti, New York e Chicago; seguono nell’ordine le conurbazioni di Los Angeles e San Francisco, che insieme formano la megalopoli della costa occidentale, ormai in competizione con quella atlantica (formata da New York, Boston, Philadelphia, Baltimora e Washington, DC). Molte altre città svolgono importanti funzioni regionali, spesso con precise specializzazioni dal punto di vista economico. Gli Stati Uniti contano ben venticinque città popolate da oltre 2 milioni di abitanti e una trentina con più di un milione. Nel 2002 gli abitanti delle città costituivano il 78% della popolazione, quelli delle campagne il 22%.

Lingua e religione

La lingua ufficiale degli Stati Uniti è l’inglese, parlato dalla grande maggioranza della popolazione. Tuttavia, quasi 32 milioni di residenti parlano in famiglia una lingua diversa: circa il 54% di questi utilizza lo spagnolo, mentre altre lingue diffuse sono il cinese, il giapponese, il coreano, il vietnamita, l’arabo, l’italiano, il francese, il tedesco, il polacco, il greco, il portoghese e quelle parlate dai nativi americani.

Dalla colonizzazione fino al XIX secolo in ogni stato si assistette al fiorire di innumerevoli congregazioni e correnti religiose, tutte di ispirazione cristiana. Dopo l’adozione della Costituzione del 1788 si vennero allentando i legami tra i singoli stati e le loro particolari chiese. Durante la prima metà del XIX secolo la popolazione statunitense era in grande parte di religione protestante, mentre i cattolici e gli ebrei costituivano esigue minoranze. Il numero dei cattolici crebbe significativamente a partire dal 1820 con l’arrivo di molti immigrati dall’Irlanda; tra il 1845 e il 1855 questa emigrazione si fece più massiccia, a causa di una grave carestia che colpì il paese. Dopo il 1848, in seguito ai moti popolari soffocati da una violenta repressione, un gran numero di luterani emigrò in America dalla Germania, mentre nella seconda metà del secolo la maggior parte degli immigrati proveniva dalle nazioni dell’Europa meridionale e orientale – Italia, Austria, Ungheria e Russia – ed era di religione cattolica o ebraica. Fra gli sviluppi religiosi del XIX secolo vi fu la fondazione di alcune chiese locali, fra le quali la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi dell’Ultimo Giorno, alla quale appartengono i mormoni, la Chiesa avventista del Settimo Giorno e i Testimoni di Geova.

Il protestantesimo è attualmente la religione maggiormente diffusa negli Stati Uniti (56% della popolazione nel 1989); fra i maggiori gruppi protestanti vi sono i battisti (19,4%), i metodisti (8%) e i presbiteriani (2,8%). La comunità cattolico-romana rappresenta circa il 28% della popolazione totale. La religione non cristiana numericamente più rilevante è quella ebraica (2%), seguita da quelle musulmana (1,9%), buddhista e induista.

Istruzione e cultura

Nella maggior parte degli Stati Uniti l’analfabetismo è pressoché assente. Il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta è pari al 99,5% (1995). Nel 1996 i quattro quinti degli americani di età superiore ai 25 anni avevano completato le scuole superiori; un risultato notevole se paragonato alla percentuale del 15% rilevata nel 1940.

Istruzione e cultura – Istruzione

Nel paese ci sono istituzioni scolastiche sia pubbliche sia private che garantiscono l’educazione a partire dall’asilo nido fino all’università. L’istruzione elementare e secondaria richiede dodici anni di scuola, al termine dei quali viene rilasciato un diploma. In teoria la responsabilità della gestione dell’educazione pubblica è locale. In realtà il controllo locale è stato in gran parte sostituito dalla legislazione statale che si occupa dei sistemi di finanziamento, delle linee-guida dei programmi e delle politiche scolastiche. Essendo di competenza dei singoli stati, esistono nel paese diversi sistemi di istruzione pubblica. A livello di istruzione elementare e secondaria, essa è finanziata da tre livelli istituzionali: locale, statale e federale. Poiché le tasse locali sono legate ai livelli di reddito delle singole zone, esiste una disparità nella qualità dei servizi educativi offerti: nelle zone più ricche le scuole hanno maggiori finanziamenti, mentre in quelle più povere accade il contrario.

I primi atenei furono fondati tra la metà del XVII e del XVIII secolo. Teologia, giurisprudenza e medicina erano le principali materie insegnate nelle università di Harvard, Yale, Princeton, alla Columbia University e al Dartmouth College. Un’importante svolta all’insegnamento universitario fu impressa nel 1862 dal presidente Abraham Lincoln, che finanziò l’istituzione di università destinate all’insegnamento di discipline di carattere pratico, quali le scienze agrarie e le arti industriali. L’atto promulgato da Lincoln (Morril Act) prevedeva l’accesso all’università indipendentemente dalle possibilità economiche della famiglia d’origine e incoraggiava la frequenza femminile. Fra le istituzioni universitarie create a partire dal Morril Act si ricordano la University of Arizona, la University of California a Berkeley, la Michigan State University e la University of Wisconsin. Altri prestigiosi istituti universitari del paese sono la Cornell University, la Johns Hopkins University, la New York University e la Stanford University.

Istruzione e cultura – Biblioteche

Nel 1992 gli Stati Uniti possedevano più di 31.850 biblioteche. Circa il 48% di esse erano pubbliche, mentre 4620 erano di proprietà di college o università. La principale è la Library of Congress a Washington, DC, ma molto importanti sono anche le biblioteche municipali di città come New York, Los Angeles, Boston, Philadelphia, Baltimora, Portland (nell’Oregon) e quelle di grandi istituzioni accademiche come le università di Harvard, Stanford e Yale, la University of Michigan, la Columbia University, la University of California a Berkeley, e la University of Texas a Austin. Molte di queste biblioteche contengono collezioni di libri particolari e rari, come quelli raccolti dal centro Schomburg per le ricerche sulla cultura nera presso la New York Public Library; altre famose collezioni sono la Huntington Library a San Marino (California); la Pierpont Morgan Library di New York e la Folger Shakespeare Library a Washington, DC.

Istruzione e cultura – Musei

Gli Stati Uniti ospitano più di 7000 musei, i principali dei quali sono: il Museum of Modern Art di New York, il più vasto e accreditato museo d’arte moderna del mondo; lo Hirshhorn Museum and Sculpture Garden a Washington, DC, che ospita importanti collezioni d’arte moderna, e il San Francisco Museum of Modern Art. Altri importanti musei sono: il Metropolitan Museum of Art, il Guggenheim Museum e il Whitney Museum of American Art di New York, l’Art Institute di Chicago, il Museum of Fine Arts di Boston, il M.H. of Young Fine Arts Museum di San Francisco, il Philadelphia Museum of Art e il Museum of Fine Arts di Houston. A Los Angeles si trova inoltre il J. Paul Getty Museum, mentre la città di Washington, DC ospita dal 1985 l’Holocaust Museum.

Fra i maggiori musei scientifici vi sono l’American Museum of Natural History di New York; la Smithsonian Institution a Washington, DC; il Field Museum of Natural History e il Museum of Science and Industry, entrambi a Chicago; l’Academy of Natural Sciences di Philadelphia; la Maryland Academy of Sciences di Baltimora e il Natural History Museum di Los Angeles.

Istruzione e cultura – Musica, danza e teatro

La prima orchestra sinfonica americana, la Philharmonic Society of New York, fu fondata nel 1842, mentre le prime lezioni in un Conservatorio di musica si tennero all’Oberlin College nel 1865. Fra le maggiori orchestre sinfoniche attive negli Stati Uniti ricordiamo la Boston Symphony Orchestra, la Chicago Symphony Orchestra, la Cleveland Orchestra, la Los Angeles e la New York Philharmonic. Oltre a queste orchestre dal grande organico, esistono numerosi piccoli ensemble che eseguono musica da camera, come il Julliard String Quartet e il Kronos Quartet, nati nelle università e un po’ ovunque in tutto il paese. Gli Stati Uniti possiedono inoltre importantissimi enti lirici, tra i quali il più famoso è certamente la Metropolitan Opera di New York, dislocati in tutte le maggiori città.

Il New York City Ballet e l’American Ballet Theater, entrambi fondati negli anni Quaranta, esercitano una notevole influenza creativa sulla danza contemporanea americana. Importanti compagnie di ballo sono inoltre il San Francisco Ballet, il Dance Theater of Harlem e l’Alvin Ailey American Dance Theater. Tra i maggiori protagonisti della danza moderna e contemporanea statunitense si ricordano Isadora Duncan, Martha Graham, Merce Cunningham, Paul Taylor, Trisha Brown, Lucinda Childs e Bill T. Jones. Il teatro negli Stati Uniti ha visto un sempre crescente interesse da parte del pubblico a partire dalla metà degli anni Settanta e per tutti gli anni Ottanta. Le maggiori sale sono concentrate nelle grandi città (la via dei teatri più conosciuta al mondo è senza dubbio Broadway, a New York), ma compagnie di professionisti e di dilettanti sono attive in tutto il paese. Tra i drammaturghi di spicco del panorama teatrale statunitense si citano Eugene O’Neill, Tennessee Williams, Arthur Miller, Edward Albee, Sam Shepard e David Mamet. Un ruolo fondamentale nella storia del teatro occidentale contemporaneo ha svolto infine la compagnia del Living Theatre.