Economia Stati Uniti d’America

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Economia Stati Uniti d’America 2017-03-16T15:36:36+00:00

Gli Stati Uniti sono la prima potenza industriale a livello mondiale dall’inizio del XX secolo. Fino alla seconda metà dell’Ottocento l’economia del paese poggiava tradizionalmente sull’agricoltura; dopo la guerra di secessione, che vide lo scontro fra gli stati industriali del Nord e quelli agricoli del Sud, furono compiuti importanti progressi nella produzione di beni industriali di base; in seguito, con la prima guerra mondiale, i manufatti iniziarono a dominare le esportazioni più delle materie prime. Con lo sviluppo dell’industria, l’agricoltura divenne più meccanizzata ed efficiente, utilizzando sempre minor forza lavoro.

Dopo la seconda guerra mondiale si assistette allo sviluppo del settore dei servizi, come la pubblica amministrazione, le libere professioni, le attività commerciali e finanziarie. Oggi il settore dei servizi è il più rilevante dal punto di vista economico e impiega il 75,2% della forza lavoro; l’industria ne impiega invece il 22,4% e l’agricoltura solo il 2,4%.

L’economia degli Stati Uniti si è basata sin dalle origini sulla libertà d’impresa, protetta dalle regole del capitalismo più avventuroso, più affrancato da vincoli d’ogni sorta; questo è stato ed è alla base dell’ideologia che permea l’intera vita americana, per la cui difesa gli Stati Uniti si sono impegnati in diverse guerre (in Europa, in Asia) che assicurassero al sistema americano, con la difesa dei valori morali, anche il mercato mondiale alle sue imprese. Ma esso ha subito nel corso del tempo alcune correzioni imposte dalla fragilità stessa di un sistema soggetto a ricorrenti crisi. Così, a partire dall’inizio degli anni Trenta, in seguito alla crisi del 1929, il governo degli Stati Uniti ha avuto un ruolo protezionistico sempre più importante nell’economia, che ha regolamentato in vari modi. Alcune disposizioni governative, ad esempio, sono state dettate dall’esigenza di tutelare i consumatori da prodotti non sicuri e i lavoratori da condizioni di lavoro non adeguate, mentre altre normative sono state adottate per la salvaguardia dell’ambiente dall’inquinamento.

Produzione nazionale

Gli Stati Uniti sono la prima nazione al mondo per produzione economica. Nel 2002 il prodotto interno lordo era di 10.383 miliardi di dollari USA, equivalente a un PIL pro capite di 36.010 dollari USA. Le attività del settore primario contribuiscono nella misura dell’1,6% (2001) alla formazione del prodotto interno lordo annuale, il settore secondario nella misura del 23,1% e il terziario, di gran lunga il più redditizio, nella misura del 75,3%.

Agricoltura e allevamento

Benché il settore agricolo contribuisca solo nella misura dell’1,6% (2001) al prodotto interno lordo e impieghi meno del 2% della forza lavoro del paese, gli Stati Uniti sono ancora oggi il paese leader nel mondo in molti settori della produzione agricola. Oltre a soddisfare il fabbisogno alimentare interno, i prodotti agricoli rappresentano una voce importantissima nel mercato delle esportazioni.

Scomparse le piccole aziende a conduzione familiare, l’attività è oggi praticata in grandi imprese meccanizzate che riforniscono sia i mercati urbani sia le aziende di trasformazione alimentare. Le colture praticate sono varie e distribuite in caratteristiche regioni (chiamate belts, “cinture” o “fasce”) specializzatesi in funzione delle condizioni ambientali e dell’organizzazione produttiva. Le principali sono quelle del grano, del mais (per l’allevamento suino e di mucche da latte), del tabacco, del cotone. Le maggiori produzioni sono quelle di cereali (mais, frumento, avena e orzo), foraggio, patate e barbabietola da zucchero. Per più di un secolo e mezzo la coltivazione del cotone è stata alla base dell’economia degli stati del Sud, soprattutto nelle regioni a est del Mississippi. Attualmente questo tipo di coltura viene praticata in modo estensivo ricorrendo a una meccanizzazione su larga scala. Il tabacco è prodotto soprattutto in North Carolina e nel Kentucky. Altri prodotti di rilievo sono arachidi (Georgia) e pomodori (Florida), oltre a pesche, mele (Washington), arance, uva (California), ananas (Hawaii).

Una voce di grande rilievo nell’economia del paese è inoltre rappresentata dall’allevamento, che alimenta una fiorente industria lattiero-casearia, soprattutto nella zona dei Grandi Laghi. Le estese pianure dell’Ovest offrono ideali terreni di pascoli per i bovini da carne, mentre nella sezione nordorientale delle pianure centrali particolarmente diffuso è l’allevamento di suini.

Risorse forestali e pesca

Le foreste, estese per circa 303 milioni di ettari (2002), coprono poco meno di un quarto della superficie degli Stati Uniti e forniscono 478 milioni di metri cubi di legname (2002). Circa tre quarti della produzione sono costituiti da legno dolce, mentre i legni duri ne rappresentano solo un quarto. Un 50% del legname è destinato all’industria delle costruzioni (abete douglas e pino giallo) ed è ricavato soprattutto dalle foreste degli stati affacciati sul Pacifico; un terzo è utilizzato come pasta di legno nella manifattura della carta. Il rovere è il più diffuso dei legni duri. Le foreste del Sud forniscono circa un terzo del legname da costruzione, circa i tre quinti della pasta di legno e gran parte della trementina, della pece, della resina e del catrame di legno prodotti negli Stati Uniti. Nelle pianure costiere meridionali crescono innumerevoli varietà di pino. Alberi dal legno duro di grande interesse commerciale, come l’albero della gomma, il frassino e la quercia, crescono nelle zone pianeggianti lungo i fiumi del Sud, mentre noce americano, acero e rovere si trovano sugli Appalachi e in parte dell’area dei Grandi Laghi.

Con una quantità di pescato pari a 5.958.438 tonnellate (2001), gli Stati Uniti si collocano al sesto posto nella classifica mondiale dopo la Russia, la Cina, il Giappone, il Perù e il Cile. L’Alaska è il primo stato sia per quantità sia per valore del pescato: fra le specie più redditizie vi sono il salmone e l’halibut. Altri stati che hanno buone risorse ittiche sono, in ordine di importanza economica, Massachusetts, Louisiana, Texas, Maine, California, Washington, Florida e Virginia. Il principale porto peschereccio si trova a New Bedford, in Massachusetts. Le acque costiere del New England sono ricche di aragoste, pettini, vongole, ostriche e merluzzi; nella baia di Chesapeake si pescano soprattutto granchi e, nel golfo del Messico, gamberetti. La maggior parte del pesce d’acqua dolce venduto sul mercato statunitense proviene da vivai. Le principali specie allevate sono il pesce gatto, la trota, il salmone, le ostriche e i gamberi d’acqua dolce.

Risorse minerarie

Gli Stati Uniti sono una fra le prime nazioni al mondo per il valore della produzione annua di minerali, concentrata principalmente in Texas, Louisiana, Alaska, Oklahoma e California. Lo sfruttamento minerario fornisce circa l’1% (2001) del prodotto interno lordo annuale e impiega lo 0,6% della popolazione attiva. I principali prodotti minerari sono i combustibili: in ordine di valore, il petrolio, il gas naturale e il carbone. Alla fine degli anni Novanta gli Stati Uniti producevano il 24% di tutto il gas naturale del mondo, il 19% del carbone e il 13% del petrolio grezzo. Il petrolio rappresentava la metà del valore della produzione di carburanti e il 38% del valore di tutti i minerali estratti negli Stati Uniti. Il Texas, l’Alaska e la Louisiana, i tre principali stati produttori di petrolio, forniscono annualmente circa i due terzi del grezzo nazionale. I maggiori giacimenti di gas naturale si trovano in Texas e Louisiana, quelli di carbone nella regione degli Appalachi, nel Wyoming e nel Kentucky. L’energia nucleare è prodotta con l’uranio estratto in Texas, New Mexico e Wyoming.

Negli Stati Uniti si estraggono inoltre diversi minerali (metallici e non metallici), tra cui rame, oro, minerale di ferro, argilla, fosfati, zinco, sale, oltre che materiali da costruzione e per la produzione di cemento, sabbia e ghiaia. Alla fine degli anni Ottanta, gli Stati Uniti producevano circa il 55% del molibdeno del mondo, il 51% della mica, il 40% del magnesio, il 30% del fosfato minerale, il 23% dell’alluminio, il 22% del piombo e il 20% dello zolfo elementare. La maggior parte del minerale di ferro proviene dal distretto del Lago Superiore, in particolare dal Minnesota nordorientale, mentre il 60% circa del rame nazionale viene estratto in Arizona. Il fosfato minerale viene prodotto in grande quantità in Florida, North Carolina, Idaho e Tennessee. In Colorado, Arizona, Idaho e Montana, invece, si ha la più rilevante estrazione di molibdeno e in Missouri e Alaska di piombo e zinco. Più dei quattro quinti del carbonato di potassio vengono prodotti in New Mexico, mentre il Nevada, l’Idaho, l’Alaska e il Montana sono importanti fonti di argento e ancora il Nevada, con la California, lo Utah e il South Dakota sono i primi fra gli stati produttori d’oro.

Risorse energetiche

Il petrolio fornisce il 41% dell’energia consumata negli Stati Uniti e garantisce circa il 97% dell’energia usata nel settore nazionale dei trasporti. Il gas naturale assicura circa il 24% dell’energia utilizzata a scopo domestico e industriale, mentre il carbone viene principalmente utilizzato per generare energia elettrica e per la produzione dell’acciaio. Le centrali idroelettriche contribuiscono alla produzione energetica per il 6,6%, quelle nucleari per il 20,2%, mentre le centrali alimentate a combustibile producono il 70,8% dell’energia (2002).

Nel 1947 la produzione di petrolio del paese divenne insufficiente a soddisfare il fabbisogno interno e oggi gli Stati Uniti sono costretti a importare il 12% del greggio necessario al consumo interno. Per quanto riguarda il carbone, gli ingenti giacimenti presenti nel paese consentono di esportare parte della produzione.

Industria

Gli Stati Uniti sono leader mondiali per il valore della produzione industriale. Il 23,1% (2001) del prodotto interno lordo è ascrivibile a questo settore, nel quale è impegnato più di un sesto della popolazione attiva. Sebbene l’industria continui a essere un settore cruciale per l’economia statunitense, la sua importanza è andata tuttavia diminuendo a partire dalla fine degli anni Sessanta.

Il cuore della produzione industriale statunitense è rappresentato dal Nord-Est e, in particolare, dagli stati di New York, Ohio, Illinois, Michigan e Pennsylvania, a cui si deve il 28% del profitto annuo dell’industria. Gli stati nei quali si è avuto un notevole sviluppo industriale sono, al sud, il Texas e, a ovest, la California che all’inizio degli anni Novanta deteneva il primato della produzione industriale del paese.

Le principali categorie di manufatti industriali, in base al loro valore commerciale, sono rappresentate da prodotti chimici, mezzi di trasporto, prodotti dell’industria alimentare, macchinari e attrezzature elettroniche. Nei primi anni Novanta tutti i macchinari industriali (motori, attrezzature per l’agricoltura, macchine per costruzione, impianti di refrigerazione, attrezzature per l’ufficio e computer) fornivano circa il 10% del profitto annuo creato dall’industria. La California è lo stato leader nella produzione di macchinari industriali, seguita da Illinois, Ohio e Michigan; quest’ultimo è leader dell’industria automobilistica, mentre la California lo è per i veicoli aerospaziali e per l’elettronica.

L’industria alimentare forniva, alla fine degli anni Novanta, circa l’11% del fatturato industriale, mentre l’industria chimica (Texas e Louisiana) contribuiva per il 12%. In California sono presenti numerosi stabilimenti per la lavorazione dei prodotti agricoli, mentre l’Illinois e il Wisconsin sono ai primi posti nella produzione di carne e in quella lattiero-casearia. L’industria delle apparecchiature elettroniche comprende i settori della produzione di strumenti elettrici industriali, di elettrodomestici, di apparecchi radio e televisivi, di componenti elettronici e di dispositivi per la comunicazione. La California (soprattutto nella cosiddetta Silicon Valley), l’Illinois, l’Indiana e il Massachusetts sono leader nella produzione di materiale elettronico e informatico, uno dei settori dell’industria statunitense che si è sviluppato a ritmi rapidissimi. I minerali di ferro, estratti nella zona del Lago Superiore, e quelli importati dal Canada e da altri paesi, insieme al carbone proveniente dai giacimenti appalachiani, sono alla base della grande industria del ferro e dell’acciaio, uno dei fondamenti storici del sistema industriale degli Stati Uniti.

Pennsylvania, Ohio, Illinois e Michigan sono gli stati che guidano la produzione di metalli di prima fusione. L’Ohio, che possiede una forte concentrazione di impianti per la lavorazione della gomma e dei pneumatici, è da molto tempo leader in questo settore. Le industrie grafiche ed editoriali sono molto diffuse e in tutto il paese vengono pubblicati numerosissimi libri e giornali. In questo settore lo stato di New York, con la sua industria libraria, è al primo posto, ma anche la California, l’Illinois e la Pennsylvania ricoprono un ruolo importante. L’industria cartaria è importante soprattutto in quegli stati che possiedono considerevoli risorse forestali (in particolare legno di conifere) sfruttate per la produzione di carta: Wisconsin, Alabama, Georgia, gli stati di New York e di Washington, Maine e Pennsylvania. Gli altri principali settori industriali degli Stati Uniti sono quello tessile, dell’abbigliamento, degli strumenti di precisione, del legname, dei mobili, degli oggetti in cuoio e del tabacco.

Commercio e finanza

Gli Stati Uniti sono la prima nazione al mondo per quanto riguarda il commercio con l’estero, con un volume di scambi che alla fine degli anni Novanta era superiore ai 1.500 miliardi di dollari. Nel 2002 il valore totale delle esportazioni ammontava a 630 miliardi di dollari, af fronte di importazioni per 1.202 miliardi di dollari. A partire dalla metà degli anni Settanta le gravose importazioni di petrolio dall’estero e di prodotti industriali dal Canada e dall’Asia (specialmente dal Giappone) hanno creato un disavanzo nella bilancia commerciale. Dal 1984 al 1990 il deficit annuo ha sempre superato i 100 miliardi di dollari; la bilancia commerciale è tuttora passiva, con un valore negativo di -37,9% (2000–2002).

I principali prodotti di esportazione sono macchinari e mezzi di trasporto, che coprono il 45,3% (1995) del valore totale delle esportazioni, prodotti chimici (11,2%), generi alimentari (8,1%), minerali e metalli (1,9%), prodotti agricoli (2,4%). Il paese intrattiene rapporti commerciali massimamente con Canada, Giappone, Messico, Germania, Cina, Taiwan, Regno Unito e Corea del Sud.

Nel 2002 gli Stati Uniti sono stati meta turistica di 41,9 milioni di persone. Il settore rappresenta quindi una risorsa importante per l’economia del paese, che ha sviluppato valide strutture ricettive in ogni stato. Il turismo, facilitato dall’estesissima rete stradale, dall’efficienza dei trasporti e delle strutture ricettive, è attratto in particolare dalle metropoli di New York, Chicago, Los Angeles e San Francisco e dai numerosi luoghi di grande interesse paesaggistico, quali i parchi e le riserve naturali.

La valuta statunitense è il dollaro, diviso in 100 cents; l’istituto di emissione è il Federal Reserve System, a cui fanno capo tutte le banche nazionali degli Stati Uniti.

Trasporti e vie di comunicazione

Lo sviluppo delle reti di comunicazione ha avuto un ruolo fondamentale nella crescita degli Stati Uniti. Allo sviluppo dei collegamenti via terra, che prima del 1790 era rappresentato essenzialmente da strade non asfaltate, seguì nella prima metà del XIX secolo la creazione di numerosi canali per collegare tra loro i fiumi navigabili e i laghi negli Stati Uniti orientali, in particolare nella regione dei Grandi Laghi.

La prima ferrovia transcontinentale fu costruita tra il 1862 e il 1869 dalle compagnie Union Pacific e Central Pacific, che usufruirono a tale scopo di consistenti finanziamenti del governo federale. Le ferrovie transcontinentali furono i principali mezzi di trasporto usati dai coloni europei che popolarono l’Ovest alla fine del XIX secolo. Il sistema ferroviario fu incrementato fino al 1917, quando l’estensione della rete ferroviaria in funzione raggiunse il valore massimo di circa 407.165 km. Ulteriori sviluppi hanno interessato soprattutto la rete stradale, oggi maggiormente utilizzata per il trasporto sia di merci sia di passeggeri.

Il trasporto aereo iniziò a competere con gli altri mezzi dopo la prima guerra mondiale. Il servizio passeggeri ebbe un certo sviluppo nei tardi anni Venti, mentre il trasporto merci via aerea si affermò soltanto dopo la seconda guerra mondiale. Oggi il trasporto delle merci avviene principalmente per ferrovia e, in misura minore, per vie d’acqua. Il trasporto aereo è riservato ad articoli di alta priorità e valore. Per quanto riguarda il trasporto di passeggeri, circa l’81% del traffico avviene su automobili private, il 17% per via aerea, l’1,1% su autobus e lo 0,6% per ferrovia.

La rete dei trasporti si estende su tutto il paese, ma è molto più fitta nella sezione orientale degli Stati Uniti, dove si trovano le maggiori concentrazioni urbane e industriali. Nel 1999 gli Stati Uniti disponevano di 6.304.193 km fra strade e autostrade. Le quattordici maggiori compagnie ferroviarie gestiscono il 76% del totale della rete ferroviaria, con 230.717 km di linee in funzione. Amtrak, un’azienda sovvenzionata a livello federale, gestisce quasi tutti i treni che collegano le maggiori città, trasportando più di 22 milioni di passeggeri l’anno (dati dei primi anni Novanta).

Gli Stati Uniti possiedono una marina mercantile relativamente ridotta (6.185 navi nel 2002). Tra i maggiori porti del paese, alcuni dei quali specializzati in traffici particolari, ci sono quelli di New Orleans, New York, Houston, Valdez Harbor in Alaska, Baton Rouge, Corpus Christi, Long Beach, Seattle, Norfolk Harbor in Virginia e Tampa. Le vie d’acqua interne sono rappresentate dal fiume Mississippi che, insieme ai suoi tributari, costituisce una rete importantissima per il traffico commerciale; dalla Saint Lawrence Seaway, l’estesa rete di canali di collegamento creata tra il San Lorenzo, i Grandi Laghi e l’oceano Atlantico; e, infine, dai canali costieri su cui si svolge il 17% dei trasporti.

Il sistema fluviale del Mississippi è lungo più di 24.140 km e fa capo al porto di Saint Louis, in Missouri. Il porto più significativo dei Grandi Laghi è invece Duluth, in Wisconsin, dove convergono i traffici delle Grandi Pianure. L’Intracoastal Waterway è una trafficata rete di canali navigabili che si snoda per 1.740 km lungo la costa atlantica e per 1.770 km lungo quella del golfo del Messico.

Le compagnie aeree degli Stati Uniti trasportano ogni anno più di 460 milioni di passeggeri: si tratta in prevalenza di voli interni effettuati da viaggiatori americani. In totale esistono nel paese oltre cinquemila aeroporti pubblici e dodicimila privati; tra i più frequentati si ricordano l’aeroporto di Chicago-O’Hare, il William B. Hartsfield ad Atlanta, il John F. Kennedy e il Fiorello La Guardia di New York, l’aeroporto di San Francisco, quello di Los Angeles e quello di Miami.